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LE FASCE

Il tessuto connettivo è uno dei più importanti, per non dire il più importante, dei tessuti dell’organismo. Tale tessuto costituisce la maggior parte di ciò che l’osteopatia chiama le “fasce”.
Si distinguono cinque grandi sistemo fasciali:

-         un grande rivestimento di tessuto connettivo lasso situato sotto la pelle. Si tratta della fascia superficiale che riveste interamente il corpo

-         un secondo rivestimento può essere identificato proprio al di sotto del precedente; dà all’anatomia le sue caratteristiche formali. Le sue espansioni rivestono tutti i muscoli e li rende solidali tra loro, potendo la contrazione di uno solo tra essi ripercuotersi assai lontano, non solo nello stesso compartimento funzionale, ma dovunque nel corpo. Tale aponeurosi superficiale è l’agente principale della coordinazione motoria e si trova alla base della tecnica manuale

-         una catena di fasce, legamenti, aponeurosi intratoraciche collega la base del cranio al diaframma e prosegue sotto di esso fino all’arto inferiore

-         il peritoneo deve essere considerato come una catena di tessuto connettivo che sospende i visceri al diaframma e li collega tra loro

-         le membrane meningee, particolarmente la dura madre, che creano un collegamento tra il cranio e il sacro.

Questo complesso di membrane trasmette la minima tensione a tutto il corpo. E’ necessario avere la chiara visione che non vi sono segmenti indipendenti.
Esaminando l’anatomia delle fasce, si constata che le tre grandi catene meccaniche (aponeurosi superficiale, catena intra-toracica e membrane a tensione reciproca) si inseriscono alla base del cranio; è allora facile comprendere che ogni movimento di questa base cranica verrà trasmesso a tutti i segmenti anatomici. E’ tale il caso del ritmo cranio-sacrale dove l’aponeurosi superficiale crea una perpetua alternanza di rotazioni esterne e rotazioni interne. Si tratta ovviamente di micro movimenti, ma essi sono facilmente percepibili dalla mano dell’operatore esperto.
La dura madre attrae il sacro in movimenti di bilanciamento paralleli a quelli dell’occipite; è dunque possibile ammettere che ogni alterazione nella mobilità delle fasce dia luogo ad una perturbazione di questa funzione ritmica e ad una malposizione dei segmenti ossei che servono di leva a tale sistema.
Possiamo affermare che l’equilibrio di tutto il corpo umano e di tutte le sue funzioni fisiologiche viene mantenuto sotto la dipendenza delle fasce e della loro mobilità.
Fisiologicamente si può considerare che non si ha nel corpo che un solo tessuto connettivo. Esso si suddivide all’infinito per collegare (connettere) i vari altri tessuti. Quale che sia il suo ruolo fisiologico, la sua costituzione è sempre la stessa. Porta dei nomi particolari secondo la sua funzione: fascia, aponeurosi, tendine, legamento, tessuto fibroso, ecc.: si tratta però sempre dello stesso tessuto connettivo ininterrotto che rappresenta un’unica estensione. Se si è compreso ciò, si vede l’immensa rete che tale tessuto rappresenta e se ne comprende l’importanza e ugualmente quanto sia difficile descrivere le catene funzionali di queste fasce. Tutto è una catena e tutto è indissociabile.  

Autore: Antonio MAGRIN, operatore Cranio-sacrale. Si è formato alla Scuola di Craniosacrale presso l'Istituto Upledger di Palm Beach (Florida). Ha lavorato a stretto contatto con il Dr. Upledger, presso la Health Plex Clinic, in un programma di trattamenti intensivi su pazienti affetti da lesioni al canale durale e con bambini cerebrolesi. Esercita l’attività professionale a Padova e Milano. Docente di Tecnica Cranio-sacrale presso l’Istituto Rudy Lanza.

Fonte: "LE FASCE - concezione di insieme e riflessi terapeutici" di Marcel Bienfait, Marrapese Editore, 1982



 

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